We don’t need bosses, but leaders with well-rounded culture

When I was a child, lots of people asked me “what do you want to be when you grow up?” The most frequent answers were basically similar to those of many other children: footballer, journalist, paleontologist (or sometimes all three). At that age, I preferred straight forward options, on one hand, because I didn’t know the complexity of the world, on the other because I wasn’t aware of the importance of job titles.

But, three decades later, I am very aware of it.

There can be a whole world inside a job title — and the related job description.


Ho riflettuto molto sull’opportunità di scrivere o meno ciò che sto per scrivere. Ma - poi - mi sono ricordato della mia psicoterapeuta, secondo la quale raccontare ciò che si ha dentro è il primo passo verso la guarigione (Sullo storytelling come terapia potremmo aprire un universo, ma non è il caso). Ho quindi deciso di condividere ciò che mi passa per la testa, (quasi) senza filtri.

Ascoltando il brano di Rkomi, la prima cosa a venirmi in mente è stato il divario culturale, o meglio esistenziale, tra la mia generazione (FYI: sono nato nel 1987, come Lionel Messi, ma…


O di come hackerare l’Out Of Office

Per chi ha un lavoro “regolare” — autonomo o dipendente che sia — arriva, ogni anno, il fatidico momento dell’Out Of Office. Quasi più atteso delle stesse ferie, permette di certificare di fronte al mondo intero (o, per lo meno, di fronte al proprio network professionale) l’assenza dall’ufficio, reale o virtuale. Personalmente, non si tratta mai di una scelta semplice, sia nella forma sia nel contenuto. Si aggiunga la consapevolezza che è difficile, in particolare per chi opera nel fantastico mondo dell’Internet, staccare completamente dal lavoro. In breve, l’O.O.O. …


Non siete Stato voi maledetti forcaioli impreparati
Sempre in cerca di un nemico per la lotta
Non siete Stato voi che brucereste come streghe
Gli immigrati salvo venerare quello nella grotta
Non siete Stato voi col busto del duce sugli scrittoi
E la costituzione sotto i piedi
Non siete Stato voi che meritereste d’essere estirpati
Come la malerba dalle vostre sedi

Queste le parole incise da Caparezza (al secolo, Michele Salvemini) in un suo brano del 2011, che mi rimbombano nelle orecchie sette stramaledetti anni dopo. …


Filter Bubble, affordance, networked publics

Immaginate di svegliarvi una mattina e di trovarvi in un mondo in cui tutti la pensano come voi e non c’è nessuna discussione con chi ha opinioni differenti. Un’isola di notizie gradevoli, che lascia sempre meno spazio a punti di vista alternativi e a incontri inaspettati.

Nell’era dei media tradizionali, l’attività di newsmaking dei giornalisti contribuiva in modo determinante alla costruzione della rappresentazione della realtà dei lettori. Secondo la teoria dell’Agenda Setting, i media non ti dicono cosa pensare, ma a cosa pensare.

Nell’era dei media digitali, le cose sono cambiate molto. Il criterio decisivo che determina ciò che vedono…


Che ruolo svolgono i social media nell’orientare le scelte politiche dei cittadini?

Gli ultimi grandi eventi elettorali — la Brexit, l’elezione di Trump alla Casa Bianca, il referendum costituzionale in Italia — hanno portato grande attenzione su questo tema.

L’evoluzione, in particolare, di Facebook, che è ormai diventata la principale fonte di informazione per un numero sempre crescente di utenti (il 35,5% degli italiani), porta a interrogarsi su una tendenza evidente: la sua capacità di creare veri e propri ghetti, incapaci di interagire con il resto del Web, e soprattutto incapaci di interpretare il mondo là fuori secondo schemi non…


E tu, cosa sei dispost* a lasciare?

ringrazierò la sorte per gentile concessione
è importante ciò che lasci, non la conclusione

Salmo, 1984

Durante un agosto costellato di impegni [a.k.a. ferie, ferie e ancora ferie], ho ospitato per tre giorni L’uomo senza tonno, cuoco a domicilio & blogger musicofilo (come si definisce lui stesso). L’occasione? #tonnointour, il suo gastro-couchsurfing per girare la Sicilia in lungo e in largo, conoscere le varianti casalinghe delle ricette tradizionali e i luoghi dove si mangia il cibo tipico migliore. Lanciato rigorosamente su Facebook.

L’uomo senza tonno a Riposto (CT)

Un modo per riscoprire, lungi dalla consueta accoppiata innovazione+tradizione, il patrimonio culinario (e — perché no? — musicale)…


Ovvero, la deriva autoreferenziale delle serie TV

Noi siamo macchine per la sopravvivenza, veicoli automatici ciecamente programmati per preservare quelle molecole egoiste conosciute come geni. Da lungo tempo penso che la biologia dovrebbe apparire eccitante come un romanzo di favole, perché la biologia è esattamente una storia di magie.

Ne leggiamo ogni giorno sui Social Media, ma — per quanto possano sembrare un fenomeno recente — vi siamo immersi ormai da tempo immemorabile. Costituiscono, infatti, il principale meccanismo di diffusione di contenuti a disposizione degli esseri umani; che, con l’avvento del Web partecipativo, ha trovato una potentissima cassa di risonanza, in grado di raggiungere potenzialmente l’intera popolazione…


Storie di partigiani reggiani e di fascisti romani

Odio gli indifferenti. […] Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. […] Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? […] Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti. — Antonio Gramsci

Sembrava che i partigiani fossero ormai, a settant’anni dalla Seconda Guerra Mondiale, dei soprammobili della storia, da rispolverare ogni venticinque aprile ad…


Dove sta andando la nazionale di calcio migliore del mondo?

Garrincha-Didì-Vavà-Pelè. Una filastrocca che probabilmente non dice nulla a chiunque sia considerato — a torto o a ragione — un Millennial. Ma che, per chiunque si sia minimamente interessato al calcio negli ultimi decenni, è pura poesia. Si tratta del pacchetto offensivo del Brasile campione del mondo nel 1958 in Svezia (sconfitti nella finale del 29 giugno, furono proprio i padroni di casa a piazzarsi al secondo posto). Un quartetto capace di mettere a ferro e fuoco qualsiasi difesa avversaria, grazie alla combinazione di intelligenza, tecnica e velocità che era in grado di mettere in campo.

Filippo Bruno Marano

Digital Marketing Specialist. Ciclista, femminista, milanista. Odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

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